I Beatles - La leggenda


Anteprima: 29 maggio 2012 Libreria Feltrinelli, 

Porta Nuova, Torino. 

Elena Belforte, Valentina Pitrotto, Valentina Tinetto, Andrea Rampa; voci
Trio Invisibili (Fabrizio Fortunato, chitarra e tastiere; Ivano Gruarin, chitarra; Ludovico D'Apollo, basso).

Lo spettacolo comprende testimonianze, interviste, cronache della vita dei Beatles e di quegli anni, e naturalmente molte delle loro  canzoni più famose, tutte eseguite dal vivo. Lo spettacolo è disponibile in diverse versioni, con organico completo o ridotto. 
Le esigenze tecniche sono minime e di norma tutto quanto il necessario viene fornito da noi. Lo spettacolo può essere rappresentato all'aperto o al chiuso in teatri, sale, caffetterie teatrali, librerie. Per ogni info contattateci.


Un po' di storia
I Betles nascono nel 1957 ma la formazione ufficiale con Ringo Starr è del 1963. 

In precedenza, John Lennon e Paul Mc Cartney, e in seguito anche George Harrison, facevano parte alla fine degli anni anni ’50 di un gruppo poco più che liceale chiamato 'The Quarryman', che faceva prevalentemente musica 'skiffle', una fusione nata negli Stati Uniti  con elementi di country tradizionale, jazz e rock.

Successivamente al gruppo si aggiunge il bassista Stu Sutcliffe, che fu anche pittore di indubbio talento e che morì molto giovane. Sono gli anni in cui il gruppo cambia molte volte nome e alla fine viene deciso per il nome definitivo e leggendario: The Beatles.

Erano gli anni del Rock and Roll, e il gruppo inglese fa propria quella tradizione nel modo migliore.

A volte, il richiamo alla ‘musica di genere’ come il rock and roll diventa così forte da essere una citazione, anticipando così tutta la musica e l’arte citazionista di oggi. Per intenderci, ‘citazione’ è quando l’artista volutamente prende pezzi di musica o altro da un autore precedente e li inserisce in un contesto in cui si mostra chiara la sua volontà di richiamare l’autore o l’interprete originale, non quando semplicemente si copia per mancanza di idee.

Perché si chiamarono 'Beatles'?
Sul loro nome, 'Beatles', si è parlato molto e - in Italia - anche molto a sproposito. 

Il termine inglese 'beetle' (scritto con due ‘e’) indica lo scarabeo o maggiolino, e in quegli anni per esempio c’era in Inghilterra un gruppo di un certo successo con nome 'Crickets', cioè grilli, di cui faceva parte anche il grande Buddy Holly. Probabilmente ci fu quindi un richiamo a questa band, e siccome a John Lennon piaceva molto giocare con le parole, la sillaba 'beet' venne sostituita dalla sillaba 'beat' (con la ‘ea’ al posto delle due ‘e’). 'Beat' significa battito, ritmo, che poi era il nome attribuito in genere alla musica leggera di quel periodo in Inghilterra, al di là delle differenziazioni di genere.

Un’altra versione spiega invece il nome come una citazione del film 'The wild One' (in italiano 'Il selvaggio') con Marlon Brando, in cui una delle gang di motociclisti si chiama appunto 'beetles'.

Nulla comunque a che fare con gli ‘scarafaggi’, come invece per lungo tempo si pensò in Italia confondendo il termine indicante scarabeo con quello appunto per scarafaggi.

I Beatles in Italia
Riguardo all’Italia, una cosa molto interessante da dire è che i primi dischi arrivarono nel 1963 e il gruppo venne considerato una specie di imitazione di... Peppino di Capri. Sembra assurdo a dirlo oggi, e naturalmente senza nulla togliere al cantante italiano, ma certo sarebbe stato  difficile fare un errore più stupido. 

Errare è umano, basta poi correggersi e capire che si è sbagliato. 

Infatti dal 24 al 28 giugno 1965 i Beatles fanno un minitour in Italia. Gli impresari italiani finalmente riconoscono il loro valore e sopratutto la loro particolarità (?) e li fanno esibire per una trentina di minuti (addirittura!) in un concerto peraltro molto lungo  insieme fra gli altri a.... Peppino di Capri, Fausto Leali e altri oggi totalmente dimenticati e all'epoca nemmeno troppo noti come i New Dada, Guidone e gli Amici, Angela. I Beatles cantavano nella seconda parte del concerto, ma questa collocazione 'di favore' si tramutava di fatto in una penalizzazione, data l'eterogeneità (verrebbe da dire 'il carrozzone') degli interpreti della prima parte. Senza contare l'abissale differenza artistica fra loro e la maggior parte (o forse anche tutti)  dei pur volenterosi colleghi italiani.

Beh, visto che ci siamo diciamola tutta, sulla lungimiranza degli impresari italiani. Non solo non lo erano, lungimiranti, ma soprattutto molto disinformati, perché ormai era stato annunciato ufficialmente che nei mesi successivi i membri del gruppo sarebbero stati insigniti dell’onorificenza di Membri dell’Ordine dell’Impero Britannico direttamente dalle mani della Regina d’Inghilterra. Forse questo avrebbe potuto far pensare che questi ragazzotti erano un po' di più di quello che loro, gli impresari, sembravano credere...
Comunque, i Beatles in Italia non tornarono mai più e i numerosissimi fans dovettero accontentarsi di ascoltarli nei dischi.

La generazione dei Beatles
Così disse Paul Mc Cartney in relazione a 'Sgt Peppers and the Lonely Hearts Club' del 1967

L'atmosfera dell'album era in sintonia con lo spirito di quel periodo, perché noi stessi eravamo permeati da quello spirito. Non intendevamo fare di tutto per dargli quell'armosfera, semplicemente c'eravamo dentro. E non è stato solo il clima del periodo a influenzarci; ho cercato dei riferimenti che fossero più estremi.

L'atmosfera del tempo assomigliava di più ai Move o agli Status Quo o gruppi del genere. Invece oltre a tutto ciò, c'era quello spirito d'avanguardia che penso sia entrato in Pepper. Era decisamente un movimento di popolo. Voglio dire, noi non stavamo cercando di alimentare quel movimento, noi ne eravamo parte, come lo eravamo sempre stati. 

Ritengo che i Beatles non siano stati i leader di una generazione, ma i suoi portavoce.








© valter carignano 2011