
2012 - Varie località
Don Giovanni Jorge Tello Rodriguez
Leporello Valter Carignano
Donna Elvira Rosa Maria Hernandez
Donna Anna Lucia Premerl
Zerlina Nuria Garcia
Don Ottavio Luigi Battistoni
Il Commendatore Simone Simoni
Masetto Matteo Mazzon
Scenografie
Nadia Andreotti e Max Rovere
Coreografie Etrusca Di Galante
Costumi Greta Terlizzi, L'Opera Rinata, Amerio Costumi Torino
Coro dei Corsi di Tecnica Vocale della Scuola di Musica della Val Pellice
Danzatori della Tru DanSing Company di Torino
Maestro direttore e accompagnatore al Pianoforte Eva Carazzolo
Regia Valter Carignano
Note di Regia
Vi narrerò una mirabile istoria, che già da un cavaliero Spagnuolo, essendo io altre volte in Spagna, mi fu narrata; da quale si comprende quanto poderose sieno le forza de l’amore, quando in
cor gentile egli le sue facelle accese avventa, e senza fine quello arde e dolcemente strugge.
Vi dico dunque che in Spagna già fu crudelissima inimicizia fra i Mendozzi e i Toledo, e fu determinato un fatto d’arme. Isabella, sorella del capo de la fazion de Mendozza, fece voto a Dio che se il fratello restava salvo vincendo la giornata, di andar peregrina a
Roma a visitar la Chiesa del beato Apostolo Pietro.
Fu fatta la sanguinolente battaglia con strage grandissima di quelli di Toledo; di modo che Don Giovanni restò signore de la campagna con poca perdita de suoi. Si partì allora la signora Isabella di Spagna, e passati i Monti Pirenei e travarcate le Alpi capitò a
Turino.
(Matteo Bandello, Novelle)
Lo spettacolo comincia! Un rumore tumultuoso mi trasse dal dolce sonno in cui ero caduto. I contrabbassi mormoravano, un colpo di timpani, uno squillo di tromba, una nota sfuggita a un clarinetto, i
violini che si accordavano...il diavolo mi aveva forse trascinato via dalla camera d’albergo in cui mi ero addormentato?
- Ma, in nome del cielo - chiedo al garzone accorso alla mia chiamata - si dà forse un concerto qui in casa? - Vostra eccellenza, questo albergo confina col teatro... quella porta tappezzata conduce a un piccolo corridoio da cui si entra nel palco dei
forestieri... oggi danno il Don Giovanni di Mozart....
(E.T.A. Hoffmann, Don Juan)
Il gran conquistatore, si chiami Don Giovanni o in altro modo, sembra essere una figura universale, le cui origini si mescolano con quelle dell’umanità e della sua voglia di raccontare, e tramite il racconto fare ordine intorno a sé,
mostrare i luoghi del bene e del male: è un archetipo.
Se ne trovano tracce in molte culture diverse, e in Europa si va dalla mitologia greca (le mille amanti - non tutte consenzienti - di Giove) ai romances medievali dalla Francia alla Svezia,
dalle maschere della Commedia dell’Arte sino naturalmente ai drammi di Tirso de Molina, Molière, Goldoni e mille altri.
Come molti studiosi hanno fatto notare, si tratta della fusione in una sola di due figure archetipiche, quella dell’amatore/conquistatore e quella del blasfemo, di colui che compie continuamente azioni considerate malvagie, sino a
beffarsi dei morti, ma che riesce sempre a farla franca. Il fatto che alla fine venga punito ripristina l’ordine sociale e le sue categorie, con i potenti che rimangono tali e chi li sfida che invece soccombe. E allora la storia e la figura di Don Giovanni possono anche essere lette in senso ‘politico’, se si vuole, come il tentativo simbolico di ribellione dell’uomo dalle costrizioni di una società nella quale non è libero, e anzi viene continuamente privato della sua dignità.
Oppure in senso opposto, o in mille altri modi, come dopo Mozart e Da Ponte hanno fatto E.T.A Hoffmann, Kierkegaard, Nietzche e tutti i
grandi registi che hanno messo in scena questo dramma eterno in teatro o all’Opera.
Di fronte a tali giganti davvero il confronto è impari, per noi, e non potremmo che soccombere se volessimo misurarci con loro sul loro stesso terreno.
E allora abbiamo scelto di cercare di utilizzare al meglio tutte le possibilità del teatro in cui ci troviamo, strabordando oltre il palcoscenico così come strabordante di ricchezza e di possibilità sono questo dramma e i suoi personaggi, e
abbiamo giocato con specchi, citazioni antiche e moderne, scenografia e costumi essenziali ma creativi, semplici ma funzionali. Sempre nel rispetto della musica, naturalmente, di cui ci siamo ben guardati dal cambiare anche solo una nota.
Un Don Giovanni postmoderno e ‘contaminato’? Lasciamo etichette e giudizi ad altri. Noi, come sempre, abbiamo cercato di fare teatro con la musica e musica con il teatro. Speriamo di esserci riusciti.

